10 Fitness&sport Riccardo Borgacci Laureato in Scienze motorie e in Dietistica Sc.M. e L.D. Il digiuno intermittente è una strategia dietetica “recente”, di taglio calorico, fi nalizzata al dimagrimento e/o al miglioramento dei parametri metabolici. In questo breve articolo cercheremo di analizzare questo sistema, non solo dal punto di vista meramente nutrizionale, ma anche educativo e si impatto nel lungo termine – aspetti indispensabili, questi ultimi, a comprendere la reale utilità o (eventuale) dannosità di qualsivoglia metodo dietetico. In cosa consiste il digiuno intermittente? Come si fa? Digiuno intermittente “vuol dire tutto e nulla”. Condensando al massimo il suo signifi cato, potremmo defi nirlo come: non mangiare per un periodo di tempo superiore alle pause che, normalmente, collocheremmo tra i pasti. La formula più diffusa è l’organizzazione 16:8, nella quale si digiuna per 16 ore, concentrando i pasti nelle restanti 8 ore. Esistono, tuttavia, forme di digiuno anche molto estreme, che prevendono l’astensione dal cibo per intere giornate. Un esempio banale di digiuno intermittente 16:8 è il seguente: cenare alle ore 20:00 e arrivare direttamente al pranzo alle ore 12:00 del giorno seguente. Saltare la colazione e lo spuntino di metà mattina, quindi, rappresenterebbe di per sé una tipica forma di digiuno intermittente. Anzi, è proprio quella che raccoglie più consensi. Secondo le statistiche, solo l’1-2% degli italiani non fa colazione. L’esperienza ambulatoriale, tuttavia, non sembra confermare questo dato. Ma perché? Perché saltare la colazione, trascorrendo molte ore a digiuno, rappresenta il primo tentativo di “restrizione calorica” adottato spontaneamente dalle persone che necessitano di perdere peso. Strategia che, evidentemente, non funziona. Perché fare il digiuno intermittente? In “teoria”, il digiuno intermittente è fi nalizzato a dimagrire e a migliorare la condizione metabolica (colesterolemia, pressione arteriosa, glicemia ecc.). In pratica, non esistono ragioni valide per sceglierlo al posto di altri sistemi. Il digiuno intermittente nasce dal riscontro scientifi co di maggior longevità e salute in alcune etnie, impegnate nell’astensione controllata dal cibo – totale, parziale o selettiva – tipica di alcune pratiche fi losofi che-religiose. Ai giorni nostri, non è più una novità che “chi mangia meno viva meglio e più a lungo” di chi, invece, mangia troppo. Una composizione corporea caratterizzata da buone masse muscolari e percentuali adipose fi siologiche, una dieta nutriente e un adeguato livello di esercizio fi sico si collegano fortemente a maggior aspettativa e qualità di vita. Tutto questo è ampiamente dimostrato dalla statistica mediconutrizionale, ma, ciò che, invece, si continua ad indagare, sono i meccanismi responsabili di ciò. Ed è qui che entra in gioco il DIGIUNO INTERMITTENTE: DIETA “ALLA MODA” O DISEDUCAZIONE ALIMENTARE?
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