N° 1 Anno 33/2025

Allenamento 12 Fitness&sport Meritano un occhio di riguardo le situazioni border-line tra fi siologia e patologia, come il reflusso gastro-esofageo e la gastrite, la tendenza alla litiasi biliare e a quella renale. Chi lamenta queste problematiche, infatti, dovrebbe prediligere una maggior ripartizione della dieta, garantire lo stato di idratazione costante e bilanciare i macronutrienti energetici. La condensazione delle calorie in pochi pasti, invece, sovraccarica lo stomaco, riduce la frequenza di svuotamento della cistifellea e, a causa del digiuno, ostacola il mantenimento dell’idratazione. Non di meno, il digiuno intermittente non si presta al supporto nutrizionale dello sportivo, che ha, invece, la necessità di aumentare la ripartizione dell’energia e dei macronutrienti, non di diminuirla. Non a caso, non si conoscono atleti di élite che pratichino il digiuno intermittente. Inoltre, suddividere le calorie in più pasti è utile sia nella gestione delle diete ad alto contenuto energetico, sia di quelle a basso apporto calorico. Nel primo caso rende i pasti più sostenibili ed evita di affaticare l’apparato digerente, nel secondo tiene costantemente sotto controllo il meccanismo della fame. Digiuno intermittente nell’anziano: la scelta meno ragionevole Nonostante al digiuno intermittente si attribuiscano benefi ci anti-invecchiamento, nel trattamento a dell’anziano è la scelta meno ragionevole in assoluto. Questo perché, a parità di calorie, una suddivisione ragionevole dei pasti nella giornata è ancora più importante nelle persone in terza età che negli adulti. Le ragioni sono diverse. Prima di tutto, perché l’apparato digerente degli anziani è meno effi ciente, non solo nella “scomposizione del cibo”, ma anche nella capacità di trattenere i nutrienti che ne derivano. Più cibo alla volta mangiamo, più diffi cile diventa per l’apparato digerente lavorare correttamente. In secondo luogo, l’organismo dell’anziano è più soggetto a disidratazione. Siccome buona parte dell’acqua che assumiamo proviene dagli alimenti, digiunare signifi ca anche idratarsi meno. Dobbiamo infatti considerare che, in terza età, lo stimolo della sete è molto meno effi cacie, e raramente gli anziani si rendono conto di essere poco idratati. Ripartire maggiormente i pasti serve, quindi, anche a dilazionare l’acqua nell’arco della giornata. Terzo, ma non per ultimo, l’anziano ha la necessità impellente di praticare esercizio fi sico, perché determinante alla conservazione della massa muscolare e della funzionalità generale. Il fatto che il digiuno intermittente non si presti alla dieta dello sportivo, esclude a priori la popolazione anziana. Qualunque soggetto anziano che persegua longevità e maggior qualità della vita, dovrebbe avere come obbiettivo il mantenimento dell’autosuffi cienza, sia mentale che motoria. L’esercizio fi sico, in particolare con i sovraccarichi, è protettivo non solo per il cervello, ma anche per lo scheletro, per le articolazioni e per i muscoli, riducendo la degenerazione nervosa, la perdita di mineralizzazione ossea e la sarcopenia. Il digiuno intermittente non è la strategia giusta per sostenere la salute e l’allenamento in terza età.

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